| domenica 26 ottobre 2008 |
| Cina: di tutto, di più, in tutti i sensi |
 Chi è questo signore su in alto? Non è nè un fumettista, tantomeno un regista stravagante. Un aiutino? E' cinese (ma va?). Un altro aiutino? E' comunista (mmmm). Caccia all'uomo: in palio 200 racchette da ping pong! Vabè, facciamo che per stavolta ve lo dico io! :) Si tratta di Wen Jiabao. È il Primo Ministro del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese dal 2003 e membro del Comitato Permanente del Potliburo del Partito Comunista Cinese. Oggi come non mai nella storia mondiale, la sua figura ha un peso così rilevante nelle relazioni politiche ed economiche internazionali tanto che i paesi che chiedono alla Cina di smussare gli angoli al fine di ottenere una concorrenza più armoniosa, hanno quasi timore ad affrontare aperti confronti. Non di meno per via della forma di governo e delle conseguenti politiche adottate: tutte rosse. Un esempio? Il motivo per cui è stato scritto quest'articolo: riportare le sue affermazioni al termine del vertice Asem: - dato che l'onda della crisi comporterà "inevitabilmente un impatto sull'economia cinese", "La Cina userà ogni mezzo per impedire che la crisi finanziaria possa toccare la crescita dell'economia reale" (parole sue). Quello che mi fa paura è.... l'"ogni mezzo".... - ma forse intendeva "ogni mezzo" in modo bonario, come dire "a tutti i costi"! Un sinonimo di "sforzandoci", o "mettendocela tutta"! Se è così mi sono sbagliato io che vedo tutto un po' storto. Si, dev'essere così, infatti Il nostro Wen recita dopo: "conquisteremo la fiducia dei cinesi e dei popoli di tutto il mondo con le nostre azioni e con la qualità dei nostri alimenti. Le esportazioni di cibo rispetteranno gli standard dei Paesi importatori". Fiuuuuu, e io che pensavo male! - tanto che poi aggiunge scuse solenni per lo scandalo del latte contaminato con la melanina che ha riempito gli ospedali cinesi (e non solo). "Non e' solo una questione di aziende e societa'" ha detto, "e' anche un problema e un compito del governo, specie per quanto riguarda le normative e la gestione". Volete vedere che il casus belli l'ha avuto, e ora lo stato entrerà ancora più capillarmente dentro le aziende private del proprio paese? Come sempre, a voi la parola!Etichette: Cina, esportazioni, relazioni internazionali |
posted by Albert @ 10:53:00  |
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| sabato 25 ottobre 2008 |
| Più Asia o più Europa? |

La gita a Pechino è finita, oggi è la giornata conclusiva. Si tratta della settima edizione del summit eurasiatico ma pare siano ancora pochi per far si che le parti collaborino con un certo profitto: eh già, perchè dopo alcuni incontri tra popò di delegazioni in giacca e cravatta (ebbene si, anche i cinesi comunisti accettano l'abito occidentale come quello di rappresentanza!) in salotti davvero invidiabili si è arrivati a poco o nulla. L'utilità del vertice pertanto assume connotati vaghi, molto lontani dalla concretezza. In soldoni, 27 paesi europei e 16 asiatici hanno discusso di come il freno economico non debba essere usato come giustificazione con il mancato raggiungimento di obbiettivi comuni e prioritari quale il miglioramento (o forse il non peggioramento) delle condizioni climatiche. E cosa puà aver risposto il padrone di casa (la Cina)? Ha risposto che essa è uno dei motori principali dell'economia globale (forse anche del suo peggioramento? Chissà..). Ecco perchè l'antico regno di mezzo (la Cina) mira sempre più a politiche economiche rivolte all'interno o ai paesi limitrofi: dopotutto si consumerebbe meno benzina! Che la Cina abbia il potere di tenere in pugno almeno una fetta della vecchia Europa grazie a imitazioni di vestiti, accendini, ristoranti cinesi, e piccoli minimaket? Forse si ha paura a tirare le somme. Barroso (presidente della sua omonima commisione, Commissione Barroso, l'attuale commisione europea) invece vede oltre il material consumo: "Se non agiamo con efficacia contro il cambiamento climatico, ci saranno serie conseguenze" ha detto. Voi, che nepensate?
Etichette: asia, Cina, europa, politiche internazionali, relazioni internazionali |
posted by Albert @ 12:44:00  |
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| venerdì 24 ottobre 2008 |
| La scuola è finita davvero? |

Io non vado a scuola da un bel po', ma non da così tanto tempo da poter dimenticare il metodo dei miei ex insegnanti. Lezioni di economia aziendale senza aver mai visto dal vero una fattura o un assegno, articoli in inglese che se ripetuti a memoria e a menadito dagli studenti, pur senza capirne i contenuti, erano valutati con un voto alto pari (o superiore) a chi conosceva realmente la lezione, ore di religione assolutamente inutili, dedite solo al chiacchiericcio con il compagno di banco. Sarò stato sfortunato? Può essere, ma quei professori lavorano ancora li (Istituto tecnico commerciale Einaudi, Ortona) e mietono ancora altri ignoranti. Già perchè se il mio diploma non ha portato sostanziali miglioramenti alla mia persona, sarò io a pagarne il prezzo. E così i miei futuri co-ignoranti. E il merito? Il merito di averli prodotti di chi è? Loro? Del sistema? Secondo l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) gli studenti italiani sono al 38° posto su 57. Sono, siamo in pratica un popolo di asini. Se quello del professore è una missione più che una professione si può ben dire che hanno fallito, e alla grande. Le mie elementari (con maestra unica) e le mie medie sono state abbastanza soddisfacenti, le superiori avevano grosse lacune impersonate da professori scanzafatiche, per non parlare del mio precedente ciclo universitario vissuto a La Sapienza che come giudizio per l'amministrazione da me ottiene uno zero solamente perchè non si può votare in negativo. Ma rimaniamo ancora nella fascia dell'istruzione obbligatoria. C'è qualcuno che mi sa spiegare a cosa servono le assemblee di classe e d'istituto dove i temi all'ordine del giorno variano ben poco tra le classiche "gita d'istruzione", "rapporto professori-alunni" e "varie ed eventuali"? Che è poi tutta una farsa dato che tutti gli "studenti" fanno uso di queste due ore per chiacchierare e scherzare tra di loro. E mentre loro parlano, gli insegnanti sono pagati riempiendo il loro tempo magari chiacchierando a loro volta con i colleghi. Ma finquando il danno rimane qui si può sorvolare... Il danno vero è proprio è vedere per le strade orde di ragazzi, per la stragrande maggioranza minorenni, che denunciano quello o quell'altro misfatto del governo (sia esso di sinistra o di destra) in materia d'istruzione. "A noi non piace la nuova finanziaria!" molti recitano. Ma sanno cos'è la finanziaria? Sanno che è uno dei puzzle più difficli in assoluto da comporre, che se non hai almeno una laurea di secondo livello in economia non ti puoi neanche permettere di citare? Poi il massimo della vergogna l'ho visto nel far sfilare nel corteo persino bambini delle elementari con la bandierina in mano e con slogan contro la Gelmini in bocca. Un indottrinamento del genere si può solo tradurre come una grande vergogna per quei genitori e per quelle frange politiche che li supportano. Gli insegnanti? In Italia si dividono in 4 categorie: maestri dell'asilo (quelli che lavorano di più), i maestri delle elementari, professori di medie e superiori (che lavorano di meno) e docenti universitari. In particolare i professori delle scuole medie inferiori e superiori hanno un contratto di partenza di 1250 euro mensili per 18 ore settimanali, quindi 72 ore al mese. Quindi 1250/72= 17,36 euro all'ora. E la cosa che fa più imbufalire i nostri insegnanti di medie e superiori è il fatto che sono pagati anche ottenendo il maggior numero di giorni a spasso nell'anno di qualunque altro lavoratore dipendente. Senza tenere conto che semmai (moooolto raramente) avessero bisogno di corsi di aggiornamento, questi corsi sono pagati dallo stato. Il che è altresì denigrante a livello professionale che un professore, ipotizziamo, d'inglese o di storia o altro debba seguire un corso di aggiornamento. Ma allora mettiamo a lavorare direttamente chi impartisce questi corsi! Un professore dovrebbe sapere ciò che gli compete e per cui è pagato. Ma ciò non basta: vogliono uno stipendio più generoso, vicino "agli standard europei". Probabilmente, i nostri professori sono così occupati nel correggere i compitini a casa che non leggono i telegiornali, nè tanto meno i dati OCSE. In tutti gli altri paesi europei non si riscontra un numero così elevato di insegnanti per alunni così come in Italia. Le politiche che hanno permesso, ad esempio, l'introduzione del triplice maestro per le elementari, hanno fatto della scuola uno stipendificio per dipendenti statali, e non un luogo per l'accrescimento della cultura. Sapevate che ci sono più bidelli che carabinieri? Le scuole dovrebbero essere linde e pinte! Dove, allora, fare dei tagli utili contro gli sprechi se non nella pubblica istruzione? Nella sanità forse? Dato che troppo chiacchiericcio non porta a nulla, ecco in modo conciso come attuerei un piano riorganizzativo dell'istruzione pubblica (non riforma, questa parola ormai porta sfiga!): 1) si creano tanti insegnanti quanto ne occorrono, senza alimentare lunghe file di discontenti precari che aspettano un lavoro a braccia conserte senza cercarne un altro, capaci di piangersi solo addosso; 2) riduzione del numero dei bidelli, senza licenziamento alcuno: i bidelli "riorganizzati" avranno altre competenze come la pianificazione di programmi, gite, tornei, pubblicazioni di scuola, eventi e altri progetti (come a dire: il danno l'abbiamo fatto, ora ce lo teniamo); 3) conseguente annullamento dei concorsi per bidelli, assistenti bibliotecari o di laboratori ecc.. fino a data da destinarsi, per riinvestire i bidelli "riorganizzati"; 4) esame annuo gratuito da parte di commissione esterna (extraregionale) per i professori secondo la teoria "non ci si può sedere alla cattedra e rimanerci a vita perchè si ha avuto fortuna nel vincere un concorso pubblico"; 5) istituzione di organi ispettori ogni numero "x"di scuole per accertare la buona condotta dell'istituto. O forse volete pagare le tasse senza avere un tornaconto?
Etichette: istruzione, italia |
posted by Albert @ 13:52:00  |
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| giovedì 23 ottobre 2008 |
| Problemi con l'expò di Milano? Speriamo di no! |

Bisogna sempre tener conto della possibilità che possa sorgere qualche problema nell'organizzare un evento, sopratutto se si tratta di qualcosa di grande, di unico nel suo genere, come un'esposizione internazionale: chiave simbolica per spalancare la finestra che affaccia una nazione sul mondo. Un'esposizione internazionale non è una fiera come le altre, è la fiera. E' il vestito che si indossa quando si va ad un matrimonio, è la barba tagliata, la stretta di mano e il sorriso quando si sigla un accordo, è la foto ben studiata da allegare nel curriculum. Per merito di un expò ben organizzato diversi milioni di persone parleranno bene di quel paese e di come sono stati accolti, delle infrastrutture, dei trasporti e di quanto vorrebbero tornarci. Ecco perchè in eventi del genere deve filare tutto liscio. Ed ecco perchè reverbera come una campana nella notte l'ammonimento del BIE (Bureau International des Expositions) il quale sollecita: "Se entro il 2 dicembre non ci sarà il decreto avremo un problema...". In organizzazioni del genere non c'è mai stata una deadline (un termine), quindi è necessario che il Bie richiami all'attenzione l'Italia (Milano in particolare), oppure è l'Italia che sconfessa il saggio proverbio italiano "chi ha tempo non aspetti tempo" proprio per adottare il francese "laissez faire" visto che manca più di un mese? Intanto Firenze attende con una certa impazienza i nuovi collegamenti che la porrebbe strategicamente come meta di passaggio tra Milano e Roma (l'ho detto, non è solo la città che presenta l'expò a guadagnarci!): difatti è intento della regione promuovere pacchetti vacanzieri nella "hulla del rinhascimhènto" per businessmen e visitatori occasionali. E' un progetto ambizioso ma realistico, sarà invece solamente ambizioso scegliere per un alternativa di trasporto più economico dato che la sola tratta Roma-Firenze ad oggi con Trenitalia costa ben 36 euro? A Voi le eventuali considerazioni!
Etichette: expò, relazioni internazionali |
posted by Albert @ 10:54:00  |
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| mercoledì 22 ottobre 2008 |
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| Titty ti amo |
posted by Albert @ 10:50:00  |
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 Grameen Yunus È ideatore e realizzatore del microcredito, ovvero di un sistema di piccoli prestiti destinati ad imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali. Per i suoi sforzi in questo campo ha vinto il premio Nobel per la Pace 2006. Yunus è anche il fondatore della Grameen Bank, di cui è direttore dal 1983.
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| La diplomazia è l'arte di permettere ad un altro di fare a modo tuo
(David Frost) |
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Nome: Albert
Abito a: tra Pescara e Roma
Sogni: aprire una banca per microprestiti nel 3° mondo
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