
Io non vado a scuola da un bel po', ma non da così tanto tempo da poter dimenticare il metodo dei miei ex insegnanti. Lezioni di economia aziendale senza aver mai visto dal vero una fattura o un assegno, articoli in inglese che se ripetuti a memoria e a menadito dagli studenti, pur senza capirne i contenuti, erano valutati con un voto alto pari (o superiore) a chi conosceva realmente la lezione, ore di religione assolutamente inutili, dedite solo al chiacchiericcio con il compagno di banco. Sarò stato sfortunato? Può essere, ma quei professori lavorano ancora li (Istituto tecnico commerciale Einaudi, Ortona) e mietono ancora altri ignoranti. Già perchè se il mio diploma non ha portato sostanziali miglioramenti alla mia persona, sarò io a pagarne il prezzo. E così i miei futuri co-ignoranti. E il merito? Il merito di averli prodotti di chi è? Loro? Del sistema? Secondo l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) gli studenti italiani sono al 38° posto su 57. Sono, siamo in pratica un popolo di asini. Se quello del professore è una missione più che una professione si può ben dire che hanno fallito, e alla grande. Le mie elementari (con maestra unica) e le mie medie sono state abbastanza soddisfacenti, le superiori avevano grosse lacune impersonate da professori scanzafatiche, per non parlare del mio precedente ciclo universitario vissuto a La Sapienza che come giudizio per l'amministrazione da me ottiene uno zero solamente perchè non si può votare in negativo. Ma rimaniamo ancora nella fascia dell'istruzione obbligatoria. C'è qualcuno che mi sa spiegare a cosa servono le assemblee di classe e d'istituto dove i temi all'ordine del giorno variano ben poco tra le classiche "gita d'istruzione", "rapporto professori-alunni" e "varie ed eventuali"? Che è poi tutta una farsa dato che tutti gli "studenti" fanno uso di queste due ore per chiacchierare e scherzare tra di loro. E mentre loro parlano, gli insegnanti sono pagati riempiendo il loro tempo magari chiacchierando a loro volta con i colleghi. Ma finquando il danno rimane qui si può sorvolare... Il danno vero è proprio è vedere per le strade orde di ragazzi, per la stragrande maggioranza minorenni, che denunciano quello o quell'altro misfatto del governo (sia esso di sinistra o di destra) in materia d'istruzione. "A noi non piace la nuova finanziaria!" molti recitano. Ma sanno cos'è la finanziaria? Sanno che è uno dei puzzle più difficli in assoluto da comporre, che se non hai almeno una laurea di secondo livello in economia non ti puoi neanche permettere di citare? Poi il massimo della vergogna l'ho visto nel far sfilare nel corteo persino bambini delle elementari con la bandierina in mano e con slogan contro la Gelmini in bocca. Un indottrinamento del genere si può solo tradurre come una grande vergogna per quei genitori e per quelle frange politiche che li supportano. Gli insegnanti? In Italia si dividono in 4 categorie: maestri dell'asilo (quelli che lavorano di più), i maestri delle elementari, professori di medie e superiori (che lavorano di meno) e docenti universitari. In particolare i professori delle scuole medie inferiori e superiori hanno un contratto di partenza di 1250 euro mensili per 18 ore settimanali, quindi 72 ore al mese. Quindi 1250/72= 17,36 euro all'ora. E la cosa che fa più imbufalire i nostri insegnanti di medie e superiori è il fatto che sono pagati anche ottenendo il maggior numero di giorni a spasso nell'anno di qualunque altro lavoratore dipendente. Senza tenere conto che semmai (moooolto raramente) avessero bisogno di corsi di aggiornamento, questi corsi sono pagati dallo stato. Il che è altresì denigrante a livello professionale che un professore, ipotizziamo, d'inglese o di storia o altro debba seguire un corso di aggiornamento. Ma allora mettiamo a lavorare direttamente chi impartisce questi corsi! Un professore dovrebbe sapere ciò che gli compete e per cui è pagato. Ma ciò non basta: vogliono uno stipendio più generoso, vicino "agli standard europei". Probabilmente, i nostri professori sono così occupati nel correggere i compitini a casa che non leggono i telegiornali, nè tanto meno i dati OCSE. In tutti gli altri paesi europei non si riscontra un numero così elevato di insegnanti per alunni così come in Italia. Le politiche che hanno permesso, ad esempio, l'introduzione del triplice maestro per le elementari, hanno fatto della scuola uno stipendificio per dipendenti statali, e non un luogo per l'accrescimento della cultura. Sapevate che ci sono più bidelli che carabinieri? Le scuole dovrebbero essere linde e pinte! Dove, allora, fare dei tagli utili contro gli sprechi se non nella pubblica istruzione? Nella sanità forse? Dato che troppo chiacchiericcio non porta a nulla, ecco in modo conciso come attuerei un piano riorganizzativo dell'istruzione pubblica (non riforma, questa parola ormai porta sfiga!): 1) si creano tanti insegnanti quanto ne occorrono, senza alimentare lunghe file di discontenti precari che aspettano un lavoro a braccia conserte senza cercarne un altro, capaci di piangersi solo addosso; 2) riduzione del numero dei bidelli, senza licenziamento alcuno: i bidelli "riorganizzati" avranno altre competenze come la pianificazione di programmi, gite, tornei, pubblicazioni di scuola, eventi e altri progetti (come a dire: il danno l'abbiamo fatto, ora ce lo teniamo); 3) conseguente annullamento dei concorsi per bidelli, assistenti bibliotecari o di laboratori ecc.. fino a data da destinarsi, per riinvestire i bidelli "riorganizzati"; 4) esame annuo gratuito da parte di commissione esterna (extraregionale) per i professori secondo la teoria "non ci si può sedere alla cattedra e rimanerci a vita perchè si ha avuto fortuna nel vincere un concorso pubblico"; 5) istituzione di organi ispettori ogni numero "x"di scuole per accertare la buona condotta dell'istituto. O forse volete pagare le tasse senza avere un tornaconto?
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